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L’immigrazione italiana in Argentina

Immigrazione italiana in Argentina

Dall’Italia, a causa della grande distanza fisica che separa i due Paese, è difficile percepire quanto l’immigrazione italiana in Argentina sia stata fondamentale per lo sviluppo del Paese sud americano.

Una percezione, invece, che si riesce subito a cogliere girando per le strade della capitale argentina, Buenos Aires. Una percezione che, a pensarci bene, poteva essere facilmente intuita anche guardando un noto programma televisivo di qualche anno fa…

“Dopo 20 anni, dall’Argentina, tua cugina Maria è quiiiiiiiiiiiii!”

Con questa frase, negli anni Novanta, la mitica Raffaella Carrà annunciava ricongiungimenti con parenti lontani nel programma televisivo di grande successo della RaiCarramba!“. La maggior parte delle volte questi parenti lontani provenivano dall’Argentina. Io sono così cresciuta con l’idea che l’Argentina altro non fosse che una sorta di colonia italiana dispersa in una non ben identificata parte del globo.

Molti anni dopo, quando sono finita a vivere dall’altra parte del mondo, ho iniziato piano piano a rendermi conto che le mie fanciullesche fantasie non si erano poi così tanto discostate dalla realtà.

I NUMERI DELL’IMMIGRAZIONE ITALIANA IN ARGENTINA

«El Gobierno federal fomentará la inmigración europea; y no podrá restringir, limitar ni gravar con impuesto alguno la entrada en el territorio argentino de los extranjeros que traigan por objeto labrar la tierra, mejorar las industrias, e introducir y enseñar las ciencias y las artes.»

«Il governo federale incoraggerà l’immigrazione europea; non potrà restringere, limitare o gravare con alcuna imposta l’ingresso nel territorio argentino degli stranieri che abbiano per oggetto coltivare la terra, migliorare le industrie, introdurre e insegnare le scienze e le arti.»


(Articolo 25 della Costituzione Argentina del 1853)

Nel 1853, con una legge costituzionale, l’Argentina aprì le frontiere all’immigrazione europea. Lo scopo era la costruzione delle basi per lo sviluppo e la modernizzazione del Paese.

Tra il 1876 e il 1976 circa 3 milioni di italiani si misero in viaggio verso l’Argentina. Inizialmente gli immigrati provenivano soprattutto dalle regioni del Nord Italia (Liguria, Piemonte, Veneto e Lombardia). A partire dal Novecento, invece, aumentò notevolmente la percentuale di immigrati provenienti anche dal Sud Italia, in particolar modo dalla Calabria.

Secondo il primo censimento nazionale, nel 1869 delle 178.000 persone che vivevano a Buenos Aires 88.000 erano immigrati. Il 34% di questi immigrati erano italiani. I nostri connazionali rappresentavano, perciò, il gruppo etnico più numeroso.

La concentrazione maggiore di immigrati italiani si ebbe a Buenos Aires in quanto “porta d’ingresso” del Paese, specialmente in un quartiere, quello de La Boca.

Oggi circa il 60% della popolazione argentina ha origini italiane.

LOS TANOS

Inizialmente le navi cariche di immigrati italiani salpavano da Genova. Nei primi anni del Novecento, invece, Buenos Aires iniziò a ricevere un massiccio numero di immigrati provenienti anche dal porto di Napoli.

Durante le lunghe pratiche di registrazione nell’ufficio immigrazione, gli impiegati, quando dovevano indicare la provenienza degli immigrati, per velocizzare i tempi, iniziarono ad abbreviare il termine napolitano in tano. Da quel momento in poi, data anche l’assonanza con la parola italiano, tutti gli italiani, indipendentemente dal loro luogo di nascita, furono chiamati semplicemente tanos.

Se andate in Argentina, perciò, dimenticatevi per sempre il vostro nome: per tutti sarete semplicemente “il tano” o “la tana“.

IL DÍA DEL INMIGRANTE ITALIANO

Il massiccio e ininterrotto flusso migratorio degli italiani fu fondamentale per lo sviluppo dell’Argentina, un Paese che prima dell’avvento degli immigrati era praticamente disabitato.

In segno di riconoscimento a coloro che, con impegno e sacrificio, contribuirono alla crescita demografica ed economica del Paese, è stata istituita una giornata in onore degli immigrati italiani. Ogni 3 giugno in Argentina si celebra, infatti, secondo quanto stabilito da una legge emanata dal Parlamento nel 1995, il Día del Inmigrante italiano. Gli italiani sono l’unico popolo emigrato in Argentina ad aver ricevuto tale omaggio.

ITALIANI VERI

Oggi da italiani avere la possibilità di vivere o anche solo viaggiare in Argentina è un’esperienza unica (uno dei miei 6 buoni motivi per visitare Buenos Aires) e a tratti surreale. Per gli italo-argentini noi “italiani veri”, così ci chiamano loro, rappresentiamo una sorta di testimonianza vivente del loro essere figli e nipoti di un Paese che, in molti casi, non hanno nemmeno mai visto.

Molti italo-argenti, infatti, in Italia non ci sono mai stati e conoscono il nostro Paese solo attraverso i racconti dei loro avi. Considerando che l’ultimo grande flusso migratorio italiano verso l’Argentina risale al secondo dopo guerra, i racconti dei loro padri o dei loro nonni parlano di un Italia molto diversa da quella che noi oggi conosciamo e viviamo.

Molto spesso, inoltre, gli italo-argentini hanno un’immagine dell’Italia molto stereotipata. Gli argentini, ad esempio, sono convinti che noi italiani siamo tutti, da Bolzano a Lampedusa, abili danzatori di tarantella. Spiegare che questa danza è tipica solo di una certa regione d’Italia è come svelare ad un bambino che Babbo Natale non esiste.

Problemi geografici…

Delusioni inevitabili a parte, gli italo-argenti manifestano sempre grande affetto e curiosità nei confronti degli “italiani veri”. Se avete in programma un viaggio in Argentina, preparatevi a venir sommersi da domande di ogni tipo. Un consiglio: prima di partire, studiate approfonditamente la geografia d’Italia.

Una, infatti, delle domande più frequenti che vengono poste agli “italiani veri” è se si conosce il paesello (di tre anime disperso non si sa dove e chissà se esiste più) dov’è nato il proprio avo. Io dopo un po’ non ce l’ho più fatta a vedere i volti delusi degli italo-argentini a causa della mia ignoranza. Ho, quindi, iniziato a rispondere che, non solo lo conoscevo benissimo il paesello di tre anime, ma che ci ero pure stata e che lo trovavo bellissimo, unico, il più bel paese d’Italia. Non contenta della mia performance, mi inventavo anche dove si trovava il paesello di tre anime indicando punti a caso sulla cartina geografica dell’Italia.

Geografia e bugie dette a fin di bene a parte, da “italiano vero” avere la possibilità di confrontarsi con un italo-argentino è sempre un’esperienza arricchente. Anche noi, infatti, da questi incontri possiamo imparare molto, non solo sull’Argentina e sulla sua storia, ma anche su di noi, sul significato di essere oggi italiani. Un popolo, che più di ogni altro, ha indissolubilmente legato la propria storia, ieri come oggi, al fenomeno dell’immigrazione.

Se, invece, volte scoprire agli aspetti e conseguenze del massiccio flusso migratorio degli italiani in Argentina, ve ne parlo in La cultura italiana in Argentina tra calcio e milanesas e in Lo spagnolo parlato in Argentina.

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2 pensieri su “L’immigrazione italiana in Argentina

    1. Devo recuperare anche un costume tradizionale con tanto di velo di pizzo in testa altrimenti come italiana non sono assolutamente credibile. Già gli occhi chiari sono un bel problema…

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